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* Campi Obbligatori
 
 

La Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali in attuazione di uno specifico impegno assunto nell’ambito dello Small Business Act.


Il provvedimento in esame, infatti, mira a modificare la direttiva 2000/35/CE, che già in precedenza disciplinava la materia, e costituisce il primo passo nel lungo iter di approvazione da parte del Parlamento europeo e dei Governi dell’UE che, secondo le previsioni riportate, dovrebbe concludersi entro il 2010.

L’esigenza di fondo che ha spinto le istituzioni comunitarie ad un nuovo intervento deriva dalla constatazione che, nonostante alcuni miglioramenti registrati nel corso degli ultimi anni, i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese e, soprattutto, tra imprese e pubbliche amministrazioni continuano a rappresentare un serio ostacolo allo sviluppo delle imprese in quanto incidono sulla liquidità delle medesime – ed in particolare delle PMI - pregiudicandone la competitività fino a comportare, nei casi più gravi, l’insolvenza o l’avvio di procedure concorsuali.

Infatti, malgrado la menzionata direttiva 2000/35/CE – che contiene diverse disposizioni poco chiare o difficili da attuare - numerose imprese (in particolare PMI) non richiedono l’applicazione degli interessi loro dovuti pur avendone il diritto, facendo così diminuire la motivazione dei debitori a pagare con puntualità. Per taluni creditori, infatti, i costi dei ricorsi contro i ritardi di pagamento non sono giustificati da sufficienti vantaggi finanziari.

La presente proposta, pertanto, intende fornire ai creditori strumenti che consentono loro di esercitare pienamente ed efficacemente i propri diritti quando vengono pagati in ritardo mettendo al contempo le pubbliche amministrazioni di fronte a misure che le dissuadono dal pagare in ritardo, con l’obiettivo finale di migliorare il flusso di cassa delle imprese europee.

Per tale motivo, pur salvaguardando gli elementi principali della direttiva 2000/35/CE, si è ritenuto di dover introdurre strumenti aggiuntivi attraverso una rifusione della direttiva stessa che incorpori in un testo unico, la cui adozione comporterà l’abrogazione delle disposizioni vigenti, sia le modifiche sostanziali, sia le disposizioni che restano immutate.

In particolare, restano pressoché immutate le disposizioni relative all’ambito d’applicazione nonché quelle in materia di riserva di proprietà e di recupero dei crediti non contestati mentre le definizioni essenziali vengono razionalizzate e riunite all’art. 2

Tra le novità, la proposta abolisce innanzitutto (art. 1, paragrafo 2) la possibilità per gli Stati membri di escludere i ricorsi per interessi di mora di importo inferiore a 5 €, che costituiva un ostacolo ai ricorsi, in particolare per le PMI e per le piccole transazioni, per ottenere interessi limitati.

Il concetto vago di “costi di recupero” viene poi sostituito da un nuovo sistema (artt. 3 e 4) che prevede l’introduzione del diritto dei creditori di recuperare le spese amministrative ed ottenere, a titolo di compensazione, un importo per i costi di recupero interni sostenuti a causa dei ritardi di pagamento la cui entità varia a seconda dell’ammontare della somma dovuta:

  • http://www.audioprotesista.it/templates/ja_bellatrix/images/bullet-list.gif); background-position: 20px 6px; background-repeat: no-repeat no-repeat;">40 € per un debito inferiore a 1.000 euro;
  • http://www.audioprotesista.it/templates/ja_bellatrix/images/bullet-list.gif); background-position: 20px 6px; background-repeat: no-repeat no-repeat;">70 € per una debito compreso tra 1.000 e 10.000 euro;
  • http://www.audioprotesista.it/templates/ja_bellatrix/images/bullet-list.gif); background-position: 20px 6px; background-repeat: no-repeat no-repeat;">l’1% dell’importo per il quale sono dovuti gli interessi di mora quando il debito è superiore o uguale a 10.000 euro. 

Per quanto riguarda invece la pubblica amministrazione, il testo (art. 5) prevede l’armonizzazione del termine massimo di pagamento delle fatture relative a transazioni commerciali aventi per oggetto la fornitura di beni o la prestazione di servizi a 30 giorni, salvo casi particolari, lasciando invece ai privati la libertà di fissare per contratto un termine diverso.

Le suddette prescrizioni, infatti, sono applicabili su base volontaria: pertanto, qualora le imprese interessate lo ritengano opportuno, viene comunque lasciata loro la possibilità di concordare condizioni e termini di pagamento diversi.

L’effetto deterrente delle suddette misure dovrebbe essere altresì rafforzato dalla previsione del diritto del creditore ad un risarcimento forfetario, a decorrere dal primo giorno di ritardo, pari al 5% dell’importo fatturato, oltre agli interessi di mora e al risarcimento dei costi di recupero.

L’articolo 6 della proposta, relativamente ai rapporti contrattuali, introduce una disposizione secondo la quale le clausole che escludono l’applicazione di interessi di mora vengono sempre considerate gravemente inique. Un’importante novità é rappresentata dal riconoscimento alle associazioni di categoria delle imprese, in caso di clausole o pratiche illecite, della possibilità di agire per conto di esse presso le sedi giudiziarie o amministrative opportune, per ottenere la cancellazione o la cessazione di tali clausole o pratiche.

Un ulteriore elemento di semplificazione è rappresentato dall’introduzione (art. 7) di un obbligo generale di trasparenza a carico degli Stati membri, che si concretizza, in particolare, attraverso la prescrizione dell’obbligo di pubblicazione del tasso d’interesse legale.

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