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Apparecchi acustici venduti in famacia. Dura presa di posizione del presidente dell'Anap Gianni Gruppioni. Ecco le tappe
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Attualità

In rapporto con la Direzione Centrale dell'Istituto stiamo definendo un nuovo Regolamento di erogazione delle forniture protesiche ai tecnopatici assistiti da INAIL, accordo che si propone l'obiettivo di superare l'attuale anarchia tariffaria. Dev'essere a tutti evidente che solo dopo la sottoscrizione di tale accordo saremo in grado di tornare ad un regime tariffario nazionale.

Si è aperto a Torino, nella sala conferenze della Galleria d’Arte Moderna (GAM) il Programma di In-Formazione territoriale che con diverse tappe sul territorio nazionale vede il Co.Ge.A.P.S. (Consorzio Gestione Anagrafiche Professioni Sanitarie) protagonista di una serie di incontri tecnici e di informazione sullo stato dell’arte, sulle criticità del sistema ancora da risolvere, ma soprattutto sugli obiettivi futuri. Ad una prima parte più teorica che ha ripercorso la storia, le intenzioni e le mete operative del

 Consorzio, è seguita una parte più tecnica che ha evidenziato non solo il livello di operatività raggiunto oggi dal sistema, ma ha anche illustrato concretamente ai professionisti e al personale delle associazioni professionali presenti in sala l’uso concreto e specifico di questo strumento. Ha aperto i lavori il presidente della FNOMCeO Amedeo Bianco che ha sottolineato e ricordato come il Co.Ge.A.P.S rappresenti un’esperienza unica a livello europeo e una risorsa che va incrementata verso una gestione sempre più precisa della complessità. L’importanza delle certificazioni, di cui questo sistema è in qualche modo il garante tecnico, è infatti centrale per dare coerenza alla formazione dei professionisti, per tutelarli, e per rafforzare il meccanismo di trasparenza, anche a tutela di tutti i cittadini. Questo strumento-ha continuato Amedeo Bianco- in grado oggi di darci in tempo quasi reale l’andamento dell’attività formativa ECM ed evidenziando anche le aree a più bassa diffusione formativa, ha attraversato un lungo cammino di progressivo affinamento tecnico: il lavoro dell’aggiornamento continuo in forza della mobilità interna al sistema (circa il 5%), l’attività di ‘ripulisti’ su tutti quei dati imprecisi trasmessi anche dalle regioni, la ricostruzione di una identità prima frammentata in sequenza di informazioni non coerenti: queste sono solo alcune delle tappe segnate dal Co.Ge.A.P.S. Questo fino al 1 gennaio 2011. Da questa data l’archiviazione dei dati ha raggiunto un’affidabilità del 98%. Questa specializzazione tecnica che oggi vede un sistema di comunicazione efficiente tra Commissione nazionale ECM, Ordini, Collegi, Associazioni, Provider e professionisti ha come focus principale l’atto formativo non più inteso come accumulo puramente quantitativo di crediti ma come visione prospettica personalizzata degli iter professionali individuali. Sergio Bovenga, Presidente del Consorzio, illustrando gli aspetti pratici del sistema, ha infatti precisato come la formazione sia una “manutenzione delle competenze” e pertanto un motore continuo di garanzia di professionalità che coinvolge oggi più di un milione di professionisti. Anche quelle zone d’ombra del sistema, che fino a poco tempo fa costituivano dei rallentamenti operativi, oggi lasciano il posto ad una visione unitaria delle trasmissione delle informazioni. L’obiettivo è infatti creare un linguaggio unificato della certificazione che renda sempre più bassa l’approssimazione di errore. Due le importanti novità dibattute nel corso del workshop: la prima è far valutare dalla Commissione nazionale ECM la possibilità per gli Ordini e Professioni Sanitarie di colmare le incongruenze di sistema inserendo direttamente i dati mancanti; la seconda è la costituzione di un dossier formativo, per ora in fase di sperimentazione soltanto in alcune regioni, per tenere insieme il dato quantitativo e quello qualitativo: cioè accanto alla formazione legata alla specificità professionale questo dossier terrà conto anche dell’effettivo ruolo professionale che in quel momento il professionista ricopre. Questa la risposta dinamica offerta dal Co.Ge.A.P.S al panorama di complessità in una prospettiva di crescita per professionisti, professioni e istituzioni. Autore: Rosa Revellino

L’uno per mille dei bambini italiani è portatore di deficit uditivo. La diagnosi precoce in età pediatrica è il primo importante per passo per la successiva possibilità di correzione affidata quasi sempre alla protesizzazione, cioè l’uso da parte del bambino di un apparecchio acustico che, oggi, non è più un semplice amplificatore di suoni ma un vero e proprio processore di segnali. Tra gli altri, gli apparecchi della nota casa danese GN ReSound si sono dimostrati particolarmente affidabili ed efficaci anche nel settore pediatrico. Nella delicata fase iniziale di protesizzazione del bambino, il ruolo della famiglia è fondamentale sia in fase di diagnosi 
audiologica sia nella successiva accettazione della protesi acustica. Esemplare è il caso di un bambino del New Hampshire, Anthony Smith di 4 anni che rifiutava l’uso dell’apparecchio acustico sostenendo, giustamente, che i super eroi non lo portano! Il problema è stato risolto grazie all’iniziativa della madre che ha coinvolto nel caso la Marvel Comics. Bill Rosemann, editor della Marvel e anche lui padre di un bambino di 3 anni, ha preso a cuore il caso del piccolo Anthony e ha commissionato ai suoi artisti la creazione di un nuovo speciale super eroe.  E’ nato così Blue Ear, che, grazie al suo apparecchio acustico, gode di un “un udito supersonico” per la gioia di tutti i bambini ipoacusici.

Si è svolta lo scorso 16 maggio, di fronte alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, l’audizione di ANAP - Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali, che ha ritenuto necessario affrontare la problematica relativa all’importante correlazione esistente tra il tema della sicurezza stradale e l’ipoacusia. Con riferimento alla procedura legislativa attualmente in vigore per il rinnovo della patente, che comprende anche la verifica dell’udito, ANAP ha sottolineato l’elevato grado di soggettività di quest’ultimo (sia da parte del medico-certificatore che da parte del candidato), soggettività facilmente superabile grazie a migliorie tecniche dell’esame stesso.

L’utilizzo di semplici sussidi strumentali permetterebbe infatti di valutare con estrema precisione lo stato dell’udito dell’utente e, conseguentemente, rappresenterebbe un incremento in fatto di sicurezza stradale nel momento in cui quell’utente si mettesse alla guida. ANAP ha proposto una revisione della normativa per specificare l’obbligo di utilizzo dell’audiometro durante l’esame dell’udito in sede di rinnovo patente. Una modifica della normativa in tal senso favorirebbe un maggior controllo dei requisiti fisici dei soggetti dotati di patente, garantendo una maggior sicurezza alla guida soprattutto nei soggetti over 60, sui quali grava maggiormente l’incidenza di significativi deficit acustici. “Si auspica la revisione delle attuali norme che regolano i requisiti fisici e psichici per il rinnovo della patente -, è l’auspicio di Corrado Canovi, segretario nazionale ANAP -  in particolare per quanto riguarda la verifica della capacità uditiva, all’interno dei principi e delle linee guida presenti nella proposta di legge "Delega al Governo per la riforma del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285" (A.C. 4662), di iniziativa del Presidente della Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, On. Mario Valducci, e altri’. Questo aggiornamento della disciplina porterebbe a un incremento della sicurezza stradale, senza intaccare il livello di spesa sociale nazionale e senza influire negativamente sui vari soggetti presenti sul mercato.
Il Panorama
La sicurezza stradale è un tema sensibile a livello nazionale ed Europeo. Gli obiettivi fissati dal legislatore Europeo per il 2020 parlano di una riduzione del 50% di morti e feriti da incidente stradale. E’ quindi necessario mantenere alto il livello di attenzione sui fattori che determinano la sicurezza sulle nostre strade. Nello specifico, l’ultima comunicazione della Commissione europea (COM (2010) 389 final) indica come primi obiettivi del “Programma di azione per la sicurezza stradale 2011-2020” l’incremento dell’educazione stradale e la revisione del sistema dei rilasci delle patenti unitamente a un maggior controllo sull'attuazione delle norme. Tutte queste azioni rappresentano elementi funzionali alla verifica della situazione psicofisica del conducente. L’introduzione della “patente a punti” nel 2003 e l’inasprimento delle sanzioni per la guida in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze alteranti sono stati passi decisivi per la tutela degli utenti della strada. Rimane però aperto il problema di alcune alterazioni dovute a deficit fisici o distrazioni. E l’udito (insieme alla vista) rimane uno dei sensi più influenti sui livelli di attenzione alla guida e necessita dunque di un’adeguata attenzione tecnica e normativa. L’ipoacusia rimane un problema di sicurezza stradale ancora sottovalutato.
Secondo le ultime rilevazioni Istat ogni giorno in Italia si verificano in media 598 incidenti stradali, che provocano la morte di 13 persone e il ferimento di altre 849. L’analisi delle circostanze accertate o presunte mette in luce come i principali comportamenti errati di guida - tra cui la guida distratta - costituiscono da soli il 44% dei casi. I numeri citati acquistano un interesse specifico se collegati ai dati sui problemi uditivi. I disturbi in questo campo colpiscono circa il 12% dei cittadini italiani con una crescita rilevante negli ultimi anni dovuta all’innalzamento dell’età media e all’inquinamento acustico. Il problema è particolarmente rilevante per la popolazione over 60 che ha una percentuale di soggetti colpiti pari al 30%. In Italia nel 2008 le patenti attive erano 35.514.454, di cui 6.840.059 a favore di cittadini con più di 60 anni e 5.933.077 nella fascia di età tra i 50 e i 59 anni.  È lecito sospettare che 2.052.018 conducenti over 60 siano affetti da ipoacusia di diverso grado. Anche restringendo il campo agli over 65, i patentati con problemi di ipoacusia potrebbero essere circa 1,4 milioni (rispetto a 4,6 milioni di patentati over 65).

Un ospedale gestito interamente da infermieri? Infermieri che gestiscono i pazienti di Pronto Soccorso in codice bianco o verde? Ambulanze con personale esclusivamente infermieristico in grado di compiere le operazioni salvavita? Trattamenti peri operatori svolti da infermieri in piena autonomia? Tutti questi nuovi compiti

 per gli infermieri, già oggi attivi in alcune realtà italiane, potrebbero diventare realtà in tutto il Paese. Vi sta infatti lavorando da alcuni mesi uno specifico tavolo misto Governo- Regioni, presso il Ministero della Salute nato proprio con il compito di elaborare “proposte per l’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie e per introdurre per tali professionisti specifiche specializzazioni post laurea”. La prima professione ad essere oggetto di esame del tavolo è proprio quella infermieristica per la quale i lavori sono a buon punto e, anche se un documento ufficiale non è stato ancora definito, è trapelato che sono molti i campi nei quali l’infermiere sarà chiamato a svolgere nuovi compiti. Nuove competenze sui percorsi di follow up a pazienti con scompenso cardiaco, ipertensione, diabete cronico, Bpco. E poi specifici compiti nello screening e nella campagne di prevenzione e vaccinazione. Presa in carico di diverse tipologie di pazienti in assistenza domiciliare e anche nuovi compiti nell’assistenza ambulatoriale infermieristica territoriale ma anche nei pronto soccorso ospedalieri con il trattamento dei casi più lievi, fino alla gestione in toto di ospedali per lungodegenze legate alle cronicità. Da qui anche la necessità di rivedere la formazione specialistica della categoria prevedendo la creazione di vere e proprie scuole dedicate alla formazione post laurea infermieristica, rivedendo quindi l’attuale laurea magistrale, identificando, accanto all’attuale percorso manageriale, altre 8 aree di sviluppo professionale. Il progetto è stato inoltrato a tutte le componenti professionali interessate, medici compresi, per costruire, questa almeno l’intenzione dichiarata, il massimo di partecipazione, comprensione e condivisione.

Intervenendo al 16° Congresso Ipasvi, il ministro annuncia il suo impegno per la riforma degli Ordini delle professioni sanitarie e indica la speranza di una “giusta valorizzazione anche sotto il profilo contrattuale”. Ma non subito. Quando sale sul palco Renato Balduzzi è visibilmente colpito dalla grandissima platea del 16° Congresso

 Ipasvi. “La panoramica che si ha da qui - dice il ministro della salute - è assolutamente impressionante, dà veramente l’idea di quella che è una componente essenziale del Ssn”. “Ma il ministro non si ferma ai complimenti, e entra nel merito dei problemi aperti, anche se chiarisce che non si tratta di promesse ma di un impegno di lavoro. Prima questione quella della trasformazione dei Collegi in Ordini: “Tutti noi dovremmo condividere l’urgenza dell’approvazione, non più rinviabile, della riforma dell’impianto ordinistico delle professioni sanitarie. È un debito di riconoscenza - dice Balduzzi - che si deve onorare, una conseguenza naturale del cambiamento avvenuto negli anni ‘90. Si tratta di adeguare la forma alla sostanza”. Difficile dire però quali saranno i tempi con cui questa riforma, da tempo all’esame delle Commissioni parlamentari, verrà effettivamente approvata. Seconda questione centrale, quella dei modelli organizzativi che valorizzano il ruolo infermieristico. Il ministro ricorda come proprio l’Emilia Romagna, dove si tiene il Congresso, sia una delle Regioni dove sono state introdotte novità significative, come il modello “see and treat” che affida agli infermieri la valutazione in Pronto Soccorso. E questo, secondo Balduzzi, dimostra come le “diversità territoriali”, ovvero le scelte compiute nelle diverse Regioni, siano un arricchimento per il Ssn e non una debolezza. Due i passaggi indicati da Balduzzi come possibili luoghi in cui questo cambiamento in atto potrebbe trovare espressione compiuta: il Patto per la Salute, in via di definizione tra ministero e Regioni, e il Tavolo tecnico per le professioni sanitarie che sta lavorando ad una proposta di “Accordo Stato Regioni che ridisegni i rapporti tra le varie professioni, in particolare tra quella infermieristica e quella medica”. Sempre sottolineando che si tratta di una prospettiva e non di una promessa, il ministro indica anche l’opportunità di una “rivendicazione del ruolo della docenza infermieristica nei corsi di studi universitari”, strappando un lungo applauso alla platea. Infine, Balduzzi invita gli infermieri ad essere “realisti e capaci di speranza”, “una speranza che deve anche passare per la giusta valorizzazione della professione infermieristica, anche sotto il profilo contrattuale”. Della necessità di arrivare in tempi brevi all’approvazione del DDL per l’istituzione degli Ordini professionali si è parlato anche a Roma nel corso di un convegno svolto nei giorni scorsi. “Al momento siamo in attesa del placet da parte del Governo per riprendere il dibattito”, ha affermato Laura Bianconi, componente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e relatrice del Ddl. Secondo Bianconi “è indubbio che l’Europa vada contro gli ordini professionali e lo stesso Governo Monti sembra favorevole alle liberalizzazioni. Ma è altrettanto vero che in Europa il ragionamento è stato fatto in diversi campi, ma non certo in quello sanitario. Quando si parla di salute e di benessere dei cittadini, l’Ordine è una garanzia e una fondamentale barriera contro l’abusivismo”. Al convegno, è arrivato un messaggio da parte del ministro della Salute, Renato Balduzzi letto da Francesco Saverio Proia della Direzione Generale delle Professioni Sanitarie, che esprimeva, da parte del Governo, condivisione sulla necessità di affrontare la questione di omologare le 17 professioni sanitarie prive di Albo alle altre professioni. Balduzzi, quindi, rimarcava l’utilità dell’approvazione del DDL 1142 e la riforma dell’intero impianto anche per le altre professioni sanitarie già regolamentate, adeguandole alle sfide della società e delle istituzioni pubbliche contemporanee. Conclusione: è un continuo promettere da parte dei politici di turno l’arrivo degli ordini e Albi per chi è riconosciuto e non ancora ordinato, ma quando dalle parole ai fatti?

Milano - Sarà presentato a Milano il prossimo sabato 16 giugno 2012, alle ore 10, il nuovo software gestionale per Audioprotesisti della Amparex Healthcare Software. Conosciuto e usato in tutta Europa da circa mille Centri audiologi. Per iscriversi è sufficiente scaricare e compilare il seguente modulo dal sito http://tinyurl.com/cyfltow e inviarlo tramite fax al numero +49 711 46909159, o all'indirizzo mail: support@amparex.com.

Un adulto su 7 non ha un udito normale, 1 adulto su 6 ha un difetto uditivo tale da creare problemi nella vita quotidiana, 1 adulto su 10 ha una perdita uditiva per la quale è raccomandabile un dispositivo uditivo; queste alcune delle cifre fornite dal Prof. Giancarlo Cianfrone, Presidente dell’A.I.R.S.- Associazione Italiana Ricerca  Sordità - Onlus in occasione della “Settimana Nazionale A.I.R.S. per la Lotta alla Sordità”.

Prevenzione e diagnosi precoce sono fondamentali per contenere un fenomeno in forte crescita; questo il messaggio che ha lanciato l’A.I.R.S. in occasione della tradizionale iniziativa di prevenzione che, quest’anno, ha coinvolto oltre 220 ospedali e si è trasformata in un evento di più ampio respiro con maggiori possibilità per la cittadinanza di informarsi sulle patologie uditive, in progressivo aumento, e di controllare il proprio udito. «Anche quest’anno siamo molto soddisfatti della collaborazione delle istituzioni, delle associazioni, delle aziende sanitarie, dei responsabili delle unità operative e degli sponsor - dichiara Giancarlo Cianfrone, Presidente A.I.R.S. Onlus - che hanno reso possibile la Settimana. Ci auguriamo che le iniziative sul territorio insieme agli esami gratuiti dello scorso novembre abbiano favorito lo sviluppo della prevenzione. Anche quest’anno la risposta degli ospedali italiani e l’impegno degli specialisti è stato per noi motivo di orgoglio e ha costituito il riconoscimento del nostro impegno nella sensibilizzazione della popolazione».

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