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Apparecchi acustici venduti in famacia. Dura presa di posizione del presidente dell'Anap Gianni Gruppioni. Ecco le tappe
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Attualità

In occasione del 94° Congresso Nazionale della Società Italiana di Otorinolaringoiatria (S.I.O.) che si è tenuto a Lecce dl 23 al 26 maggio 2007, si è ulteriormente rafforzato il rapporto collaborativo tra la SIO e gli Audioprotesisti attraverso una serie di iniziative scientifiche.

Hanno riscosso notevole successo sia in termini di partecipazione che di gradimento i corsi monotematici tenutisi nella giornata di mercoledì 23 settembre nell’ambito dei quali erano stati previsti dei percorsi comuni per specialisti ORL e Audioprotesisti su argomenti di comune interesse, tra i quali: valutazione e management del bambino ipoacusico, la prescrizione delle protesi acustiche (perché, dove, chi, quanto costa), impianti cocleari (indicazioni chirurgiche e risultati), tecniche di esecuzione e refertazione di esami strumentali per la diagnosi di deficit uditivi sia nell’adulto che in età pediatrica. Altrettanto interesse hanno suscitato le interviste in cui 2 o 3 relatori, nelle vesti rispettivamente di intervistatore e intervistato, dibattevano su problematiche sempre di comune interesse in maniera molto discorsiva, portando il contributo delle proprie personali esperienze nel settore.

Altri momenti di significativa aggregazione si sono avuti per la presentazione delle linee guida della SIO sulla protesizzazione acustica e quando si è affrontato il problema della sordità infantile, specialmente per gli aspetti inerenti alla diagnosi precoce e alla terapia riabilitativa. L’aspetto che a mio parere merita di essere maggiormente enfatizzato è la volontà sia della SIO che dell’Associazione degli Audioprotesisti di percorrere un iter comune di aggiornamento professionale continuo che coinvolga sempre più capillarmente tutto il territorio nazionale, per omogeneizzare l’operatività, le strategie e gli obiettivi del proprio agire, nell’interesse finale del paziente a cui solo attraverso una sempre maggiore unione delle singole sinergie si possono garantire migliori risultati nella terapia della sordità.

Le belle affermazioni di principio rimangono tali se non si riesce a trasferire attivamente sul territorio, che è l’unica vera sede dove si presentano i problemi, una modalità operativa che sempre di più deve vedere uniti lo specialista ORL e l’Audioprotesista.

L’Associazione Italiana degli Audioprotesisti ANA-ANAP è entrata a far parte di Federsalute, la federazione del settore sanitario di Confcommercio che raggruppa al suo interno le organizzazioni di categoria Anaste (strutture per la terza età), Adf (distributori farmaceutici), Ascofarve (distributori medicinali veterinari), Federottica (ottici optometristi), Federsan (rivenditori articoli sanitari, ortopedici e parafarmaci), Fifo (fornitori ospedalieri), Sisti (ambulanze private) e Tecos (tecnici sanitari).

ANA-ANAP riunisce 2.600 audioprotesisti che svolgono la loro attività in oltre 1.000 centri acustici distribuiti su tutto il territorio nazionale attraverso l’utilizzo di avanzate tecnologie digitali per il recupero della funzione uditiva spesso menomata da cause quali l’inquinamento acustico-atmosferico, il fumo e l’allungamento della vita media.

Per il Presidente di Federsalute, Giuseppe Scrofina "E’ motivo di soddisfazione ammettere un’associazione di professionisti che, oltre ad essere la figura tecnico-sanitaria di riferimento per i problemi di udito, costituisce anche l’intera rappresentanza del settore. Così come altra soddisfazione è anche il continuo allargamento della base di Federsalute".

La direttiva Riconoscimento delle Qualifiche Professionali adottata il 7 settembre 2005 consolida e modernizza le regole che governano oggi il riconoscimento delle qualifiche professionali. Il 20 ottobre 2007, al termine del periodo di trasposizione, questa direttiva rimpiazzarà le 15 direttive esistenti in questa materia.La Commissione Europea intende istituire un sistema molto trasparente e flessibileAl fine di evitare critiche, la Commissione non intende nominare direttamente i rappresentanti. Il suo ruolo dovrebbe essere piuttosto quello di organizzare la possibilità per le professioni di nominarli loro stessi e di presentare posizioni unificate. Sarà molto importante presentare punti di vista unici cercando da parte delle professioni di parlare con una unica voce così da non trasformare i gruppi di lavoro quale sede di dibattiti interni. A seconda degli argomenti la rappresentanza delle professioni potrebbe variare ma, una volta deciso, la stessa rappresentanza dovrebbe essere mantenuta fino al termine del mandato dei gruppi di lavoro.

Le professioni sono incoraggiate a sviluppare carte professionali. L'iniziativa dovrebbe partire dalle professioni.Essendo lo sviluppo di tali carte presumibilmente molto costoso per la professione medica, prima di lanciare questo processo ci dovrebbe essere il riconoscimento ufficiale del loro valore da parte della Commissione Europea. Gli avvocati hanno carte professionali a livello europeo e la loro esperienza potrebbe essere utile come modello. I dati inseriti nelle carte professionali potrebbero rimpiazzare quelli richiesti dalle autorità competenti degli stati ospiti.

La direttiva prevede tre possibili percorsi per il riconoscimento delle professioni. 

Il primo è il riconoscimento dei titoli sulla base della formazione già acquisita. Qui vengono stabiliti cinque livelli di qualificazione, che descrivono la formazione e che vanno dalla certificazione di una formazione scolastica generale di primo e di secondo grado fino ad un diploma universitario, che attesti un ciclo di studi accademici di almeno quattro anni concluso con successo. Il Paese di accoglienza può subordinare il riconoscimento all’assolvimento di una misura di compensazione -prova attitudinale o tirocinio di adattamento- se la formazione è inferiore di un anno a quella richiesta nel Paese di accoglienza oppure i contenuti della formazione professionale sono sostanzialmente differenti, se ad esempio sono richieste attività che nel Paese d’origine non esistono nella professione corrispondente. In questo caso, la proposta di direttiva prevede la possibilità per le associazioni professionali di stabilire piattaforme comuni, con le quali definire gli standard intesi a garantire un livello adeguato delle qualifiche. 
Il secondo percorso passa unicamente attraverso l’esperienza lavorativa. Qui vi sono due gruppi di professioni (che sono definiti sulla base della classificazione statistica ISIC – International Standard Classification of All Economic Activities). Il primo gruppo raccoglie in linea generale le classiche professioni dell’industria, dell’edilizia e dell’artigianato. In questo gruppo i lavoratori dipendenti devono dimostrare una formazione di almeno tre anni e un’esperienza professionale di cinque anni. I lavoratori autonomi hanno bisogno di un’esperienza professionale di sei anni, il periodo di formazione non è quantificato. Nel secondo gruppo sono contemplate le prestazioni di servizio del commercio, della ristorazione e del settore alberghiero, degli istituti di credito o campi simili. Il periodo di formazione non dovrà più essere quantificato. Il presupposto per il riconoscimento della qualifica professionale sarà un’esperienza di lavoro triennale a tempo pieno, sia per lavoratori autonomi, sia per dipendenti. 
La terza possibilità per il riconoscimento delle qualifiche professionali riguarda i medici, i veterinari, gli infermieri, le ostetriche, i farmacisti e gli architetti. Per queste professioni sono definiti criteri di contenuto delle conoscenze e delle attitudini -ripresi in parte dalle direttive esistenti – che comportano il riconoscimento automatico delle qualifiche. La procedura prevede che l’autorità competente del Paese membro decida sulla domanda di riconoscimento della qualifica entro tre mesi. Contro il rifiuto si può ricorrere nell’ambito della giurisdizione nazionale.

Per saperne di più clicca sul seguente link: 
Direttiva riconoscimento qualifiche professionali

A seguito dell’approvazione da parte della Camera del ddl di proroga del termine per l’attuazione della Delega al Governo per l’istituzione degli Ordini delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico sanitarie e della prevenzione, il Ministro della Salute Livia Turco ha rilasciato la seguente dichiarazione...“Con il voto favorevole della Camera, cui mi auguro faccia presto seguito quello del Senato, va avanti il processo di rinnovamento e riconoscimento del ruolo delle professioni sanitarie italiane.Si conferma così l’impegno del Governo per l’attuazione della legge istitutiva dei nuovi ordini professionali. Attendiamo quindi con fiducia il vaglio del Senato per procedere celermente all’emanazione dei decreti attuativi, come previsto dalla legge 43 del 2006.In questo senso non comprendo le dichiarazioni polemiche dell’opposizione che, anziché adombrare “inganni” a discapito delle professioni sanitarie, dovrebbe concorrere alla rapida approvazione della proroga che consentirà di avere tempi certi e congrui per l’emanazione dei necessari provvedimenti istitutivi.Se non fosse stato deciso, come ha fatto saggiamente la Camera, di concedere altri sei mesi per la predisposizione dei decreti delegati, non vi sarebbe, infatti, stato neanche il tempo materiale di predisporli”.

L’Assemblea della Camera dei Deputati ha approvato oggi il Disegno di legge governativo di proroga del termine temporale per l’attuazione della Delega al Governo finalizzata a predisporre uno o più Decreti legislativi per istituire gli Ordini delle Professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione . Il termine è stato portato fino al prossimo 4 marzo.Il provvedimento ora passa all’esame del Senato della Repubblica . “La decisione assunta oggi dalla Camera, premia la determinazione del Governo in materia di professioni sanitarie e in particolare la volontà di regolamentare compiutamente l’esercizio professionale degli operatori sanitari, contrastando l’abusivismo a tutela dei pazienti” ha dichiarato il Sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta, che ha continuato osservando che “ si sta dando concreta attuazione a tutta una serie di provvedimenti ( coordinamento, dirigenza, nuovi profili ) finalizzati a dare vita alla nuova stagione di rilancio delle professioni sanitarie, dopo molti anni bui di colpevole immobilismo” .

Se si vuole che l’Educazione Continua in Medicina (ECM) svolga la sua funzione di mantenimento efficace delle conoscenze, competenze e abilità dei Professionisti della salute per garantire la tutela della salute dei cittadini, è oramai tempo di porre mano con celerità ad alcune modifiche strutturali e funzionali del sistema nel suo complesso, che purtroppo sta dando segni palesi di inadeguatezza.

Nel progetto di riqualificazione dell’ECM appare indispensabile anche la ridefinizione dei ruoli, delle competenze e quindi delle funzioni e dei reciproci rapporti dei molteplici “attori” oggi coinvolti:

-          l’Organismo centrale per l’ECM del Ministero della Sanità deve diventare una struttura agile (preferibilmente con la struttura dell’Agenzia) ed essere costituito da una sezioneessenzialmente amministrativa per le incombenze gestionali e una sezione con le caratteristiche del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), costituito da “esperti” della formazione;

-          le Agenzie e i Centri regionali ECM rappresentano di fatto, se funzionanti, il cuore del sistema ECM in quanto vicini ai bisogni formativi dei professionisti della salute e capaci di percepire con immediatezza i bisogni di salute dei cittadini;

-          le Aziende sanitarie pubbliche sono i luoghi privilegiati per la produzione e l’offerta dell’ECM soprattutto nella forma della FsC, perché sono in grado di individuare con pertinenza e di rispondere con immediatezza ai bisogni di formazione del proprio personale;

-          le Società scientifiche hanno la funzione principale di garantire la qualità scientifica e culturale dei contenuti degli eventi formativi;

-          le Università e gli Istituti di Ricerca hanno il compito precipuo di fornire consulenze tecniche, ma anche risorse umane utili alla progettazione, alla qualificazione didattica e pedagogica e alla realizzazione di programmi e di eventi formativi.

-          gli Ordini e i Collegi professionali debbono innanzi tutto esercitare la loro funzione istituzionale di tutela e garanzia dei valori etici e deontologici nell’esercizio delle professioni rappresentate, tra i quali è compreso anche il diritto-dovere alla formazione permanente; inoltre possono collaborare con gli organismi ufficiali ECM nella gestione dei data base anagrafici delle professioni rappresentate, ai fini della corretta manutenzione dei “dossier” personali, per garantire la qualità e la coerenza dei percorsi formativi dei loro associati;

-          infine, le Organizzazioni sindacali: non hanno alcun ruolo specifico o funzione da svolgere nel sistema ECM, se non quello di salvaguardare il dovere-diritto alla formazionedei propri iscritti in particolare quando l’esigenza formativa sia posta da nuovi compiti professionali..Le funzioni dei numerosi “attori” ECM sono state qui solo schematizzate, e una loro articolazione più dettagliata è contenuta nel documento che segue.

 

LEGGI IL MANIFESTO COMPLETO SU QUESTO LINK

 

L’ Ipasvi cerca un posto al sole nelle cure primarie e pensa anche a ruoli dirigenziali dentro gli ospedali Patta: «Ci sarà un conflitto, è inevitabile. Tuttavia troveremo la mediazione pretendere che per tutte le professioni sanitarie occorresse perlomeno la laurea triennale, è apparso chiaro che tutto un modo di lavorare sarebbe stato messo in discussione.

Del resto, se si formano dirigenti infermieri si pone poi il problema di dargli spazio e riorganizzare il servizio. I medici anche loro devono evolvere. E innalzare il loro livello». In che senso? «Devono essere più "medici" e meno "gestori". Questo mi pare sia l'orizzonte. Anche perché il dirigente infermieristico ha delle competenze in materia di organizzazione, che gli vengono dalla specializzazione la quale prevede al suo interno certe materie, che il medico invece non ha. Ecco...». Che tempi prevede per questo cambio di marcia? «Prima c'è da risolvere il nodo della formazione infermieristica. Stiamo affrontando e cercando di risolvere il completamento del percorso formativo e professionale iniziato con la laurea. Completamento che dovrebbe comportare la definizione sia della figura di coordinamento degli infermieri sia quella del dirigente. Insieme alla laurea, alle specializzazioni e ai master il cerchio dovrebbe essere chiuso. Questo nel giro di pochi mesi. Il ministero ha liquidato la pratica e l'ha inviata alla Conferenza stato- regioni. Sia la proposta per la figura di riferimento che quella del dirigente sono in questo momento all'esame dei gruppi tecnici della Conferenza. Sia chiaro però che quella della formazione dell'infermiere non dev'essere un'altra strada per diventare medici. Il medico è medico, l'infermiere è infermiere. Possono essere figure complementari assumendo responsabilità diverse all'interno del Servizio sanitario nazionale». L’Ipasvi lamenta il fatto che solo il 24 per cento dei docenti di scienze infermieristiche è effettivamente costituito da infermieri. Se non si riequilibra la quota e se non si modificano i contenuti dell'insegnamento, meglio sarebbe - ipotizza la federazione - prevedere per gli infermieri del prossimo futuro un percorso formativo fuori dalle facoltà di medicina. Lei che ne pensa? «Non mi pare chiaro, vorrei capire di che parlano. Comunque vada, una volta definito il profilo, l'università deve sempre fare l'accordo con il ministero della Salute». / nuovi bisogni dì salute individuano certamente buchi assistenziali. Servono altri infermieri? «Abbiamo terminato il confronto sui fabbisogni per dare informazioni all'università la settimana scorsa. Chiediamo di formare 4.500 infermieri a livello nazionale».

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